giovedì 18 giugno 2009

"IL TRE MAGGIO "MILLI VOTI GESU'"

la festa della Santa Croce è la seconda festa dell’anno cerimoniale dedicata al Santissimo Crocifisso. Strettissima è infatti la correlazione con la settimana santa di cui ripropone molte preghiere, alcuni riti e alcuni usi. È inoltre l’anticipazione della festa du Signuri (Santissimo Sacramento) e del Crocifisso di Settembre come avremo modo di analizzare nella sezione dedicata al calendario cerimoniale.

Il tempo festivo si staglia dall’alba al tramonto di giorno tre. La festa “un trasi” (non inizia) con il mezzogiorno della vigilia (come accade per tutte le altre feste popolari castelbuonesi principiando da Sant’Anna e dal Crocifisso di Settembre) “picchì u dui unn’è iornu di diavuli” (perché il due non è giorno dei diavoli).

Credenza diffusissima è che il 3 Maggio sia una data nefasta (così mi hanno riferito in tempi e luoghi diversi tutti gli intervistati meno una, evidentemente più istruita ai dettami del catechismo, che lo definisce giorno di grazia essendo la festa dello strumento della nostra salvezza) in cui i diavoli si scatenino creando pericoli materiali e cercando di conquistare anime all’inferno. Il tre maggio regna il Caos. Tutte le attività importanti sono interdette per non incorrere in pericolosissime perdite o inconvenienti, chi ha mandrie o greggi non le sposta, chi ha campi rimanda qualsiasi attività. È un giorno di stasi. non si parte e non ci si muove di casa se non per strettissima esigenza. Informatori più giovani mettono in risalto le stesse particolarità del giorno, evidenziando però come ormai non si possa più rinunciare a partire o lavorare per motivi specifici come le vendite dei prodotti, il lavoro fuori paese ecc.

Dicevamo comunque che la giornata si apre all’alba. È buona creanza alzarsi recitando una preghiera al Santissimo Crocifisso da soli o in comune. Il testo di questa preghiera non risulta essere codificato dalla tradizione, anche se, mi è riferito più volte l’uso di recitare una delle due parti del Misteru.

Durante la mattinata si susseguono i pellegrinaggi alla Cappelletta della Santa Croce, aperta, pulita e arredata dai devoti che abitano il quartiere. La fascia rossa che funge da perizoma del Crocifisso (Farali) è stata trasformata per l’occasione in stuoia ed accoglie gli ori votivi. Ai piedi dello stesso è posto il quadro di Maria Addolorata che a parere delle donne ivi presenti è un ex-voto molto antico (in realtà non credo vada oltre i primi decenni del novecento), sull’altare consacrato è orgogliosamente esposta l’ultima Reliquia-prodigio su cui ho chiesto informazioni con il seguente esito.

Qualche anno fa, o nel 2004 o nel 2005, una signora (presente al momento del racconto) portò alla cappelletta una candela che aveva ricevuto in dono dalla figlia che fu accesa ai piedi del Cristo (anche questo cimelio è conservato con cura all’interno della cappella). Durante le litanie e per tutta la mattina la candela arse incontrollata. Quando qualcuno si accorse che il cero era stato posto direttamente sulla tovaglia era troppo tardi. La cera aveva invaso la tovaglia ricamata. Ma, raccontano con enfasi le presenti, fu grande la sorpresa di trovare la cera appoggiata alla stoffa (che non si è rovinata) in forma di Madonna inginocchiata. L’evento, interpretato come prodigio, è secondo le stesse informatrici un invito alla preghiera fervorosa.

Alle nove del mattino, sullo spiazzale, ha luogo la celebrazione eucaristica a cui prende parte prevalentemente la gente del quartiere stesso.

Chi rimane alla cappella passa la mattina con la recita delle preghiere tradizionali tra cui capeggia il Misteru da Santa Cruci che dà il nome popolare alla festa. U Misteru è un rosario molto particolare che pare rispecchiare l’esicasmo. Si compone di due misteri diversi ripetuti alternativamente 10 volte ciascuno e intervallati da 10 invocazioni del nome di Gesù. A rosario concluso si sarà pronunciato 1000 volte il Santo Nome. Da qui il nome popolare della festa di Milli voti Gesù. Questa pratica è oggi al centro delle preghiere di gruppo o di chi si reca in pellegrinaggio, un tempo invece rivestiva un ruolo ancora più importante essendo la base di un pellegrinaggio comune. È necessario che il conto millesimale sia esattissimo, così ci si attrezza come si può. All’antica pratica di tenere in mano dieci sassolini e dieci pezzetti di legno, lasciandone cadere alternativamente un tipo o l’altro secondo il mistero appena recitato (servivano a contare le poste), sembra ormai essere subentrato il metodo del rosario (prima utilizzato solo per contare le dieci invocazioni del nome di Gesù). Utilizzando infatti una comune corona del Rosario si usa recitare sul grano grande il mistero e su quelli piccoli semplicemente “Gesù”. Ricordano gli anziani che ai tempi della loro gioventù non era permesso bere durante la recita delle preghiere del 3 Maggio e “ asciucava a ucca a diri Gesu” (si inaridiva la bocca nel ripetere Gesù).

Fino a qualche anno fa, la processione della reliquia si effettuava a mezzogiorno, oggi, per esigenze della parrocchia e delle confraternite è stata spostata alla sera. Il ricordo del rito mattutino è ancora vivissimo, e a quanto mi riferiscono aveva una sua valenza molto particolare. doveva essere effettuata quell’ora in ricordo del mezzogiorno in cui Nostro Signore fu messo in Croce, è proprio a seguito della sua crocifissione che i diavoli si scatenano credendo di aver vinto. La processione, che seppur serotina, rispecchia esattamente i riti, prevede un pellegrinaggio con partenza dalla Parrocchia di Sant’Antonino martire. Precedente alla processione è la celebrazione Eucaristica propria delle due confraternite (maschile e femminile) del Santissimo Crocifisso. Durante questa celebrazione si è soliti effettuare il rito dell’accoglienza dei nuovi confratelli (trasuta), le donne invece preferiscono celebrare questo momento durante le feste di settembre (sebbene da statuto sia contemplata anche la data del 3 Maggio). Durante la celebrazione è esposta la Reliquia della Santa Croce, significativamente ai piedi dell’artistico simulacro di Gesù Crocifisso di Frà Umile Pintorna (centro delle feste di settembre, dei venerdì di quaresima e dei terzi venerdì del mese) tesoro e vanto delle due confraternite. Finita la celebrazione si procede con la processione. Apre il corteo l’insegna della Congregazione maschile (una grande croce con Crocifisso e strumenti della passione, spesso decorata con l’aggiunta di fiori o spighe) scortata ai lati da due confratelli recanti ognuno un misteru (o sergentina)d’argento con l’emblema della confraternita. Dietro queste due figure si pongono le due colonne di confratelli. L’abito dei confratelli è regolamentato da statuto (il nuovo) e prevede il vestito da cerimonia scuro, camicia bianca, cravatta e abitino rosso bordato bianco. Ogni confratello reca in mano una candela. La processione del 3 Maggio non rispecchia l’ordine tradizionale con cui sfila la confraternita. Infatti tutti i congregati si dispongono in fila binata e non vi è la chiusura a fila di tre (segretario, governatore, tesoriere). Alla congregazione seguono i ministranti e il clero presente, immediatamente dopo si dispone il grande baldacchino sorretto da sei confratelli sotto il quale il parroco (o chi ne fa le veci) conduce processionalmente la Reliquia. Segue la confraternita femminile (con l’abito dettato dallo statuto antico: abito scuro, calze scure e gonna sotto il ginocchio; abitino a nastro con crocifisso) in file da 5 e infine il popolo. La processione percorre strade interne al territorio parrocchiale e si arrampica verso il promontorio della cappelletta. Ivi giunti si procede alla benedizione dei campi e delle mandrie secondo la formula canonica. Il sacerdote alza il reliquiario ed è invitato dai devoti a girarlo verso 3 dei punti cardinali ( il quarto non è solitamente contemplato, forse perché da sulla montagna e anticamente non v’era paese). Questo momento rituale è molto atteso perché da particolari segni ognuno può coglierne prognostici per l’Annata, soprattutto contadini e pastori.

Durante l’elevazione o a mezzogiorno (quando le due cose non coincidono) esplode la carica di mortaretti. Si vuole che questa generi confusione tra i diavoli che scappano soprattutto nelle campagne.

un particolare interessante riguardo al vento. È infatti noto alla stragrande maggioranza dei castelbuonesi che nel giorno di Milli voti Gesù ci sia vento ( u viintu da Santa Cruci): sono i diavoli che muovendosi vorticosamente lo producono. Se la giornata è serena non mancherà di alzarsi il venticciolo nel momento dell’ostensione della Reliquia della Croce in quel caso si tratta della “cursa di diavuli” o “fuiuta di divuli” (corsa\fuga dei diavoli) che scappano.

Altro particolare momento di preghiera è riservato alle tre del pomeriggio per ovvi motivi evangelici. L’intero pomeriggio è riservato ai pellegrinaggi e alle preghiere tradizionali.

Particolari riti scomparsi______________________________________

Apprendo dagli informatori alcuni riti scomparsi che vale la pena di esporre perché suffragano l’ipotesi di una forte relazione del mondo agropastorale con questa festa.

Innanzitutto va ricordato l’uso di donare spighe al crocifisso nella notte del 2 ( totalmente scomparso), spighe nuove a qualunque stadio di maturazione siano giunte.

L’uso, nelle pratiche magiche, di cogliere alcuni fiori (sciura di Maju) da essiccare e utilizzare in caso di aridità della terra.

I contadini si recavano alla cappelletta chiedendo “a centu a centu”(che il grano andasse in rapporto 1 a 100).

v'era l’uso di riempire lo spiazzale della Santa Croce con le “carte rizze” così come si fa, per le strade, il giorno del Corpus Domini.

le preghiere

Le preghiere recitate durante la festa della Santa Croce sono le medesime utilizzate per il venerdì Santo e in larga parte anche per l’esaltazione della Croce (a settembre). Eccezione va fatta per la Vasagra (via crucis in dialetto), u chiantu da Addulurata e la preghiera al Cristo morto che rimangono specifiche del Venerdì Santo e dunque non riporto. Tipica del tre di maggio è invece u Misteru da Santa Cruci che riporto per ultima.

Orazion o signur mpisu na Cruci

Sti piriuzzi su sacrati

Ca a la cruci su nchiuvati

Gesù Cristu ridinturi

Murivi ncruci pi nostru amuri

E quannu fustivi all’agunia

Signuri aviti pietà, pirdunu e Misericuordia

di sta povera armuzza mia

PATER; AVE; GLORIA

(si sostituisce di volta in volta ai primi due versi una coppia dei seguenti in ordine poi si continua regolarmente)

2)Sti manuzzi su sacrati

Ca a la cruci su nchiuvati

3)Sta tistuzza ch’è sacrata

Ca di spini è ncurunata

4)Sta vuccuzza è sacrata

Ca a fele ed acitu fu abbivirata

5)Stu custatu è sacratu

Cu na lancia fu tracassatu

rosario all’Addolorata (curunedda da Matri Addulurata)

Mistero: è la rigina di setti dulura.

‘ntesta purtava la Santa Curuna

A lu piettu la Santa Spata

OH MAria l’Addulurata!

Oh matruzza Addulurata priati pi nuatri Gesù.

SUI DIECI GRANI PICCOLI-Guida: L’Addulurata sia sempri ogni ura

Assemblea: Regina Maria di Setti dulura

Oh Matri Addulurata trafitta tra peni e dulura

Priati a Gesù ppi nuatri Miseri piccatura

Diu vi Salvi À Maria Addulurata( da recitarsi a conclusione del rosario)

Diu vi salvi oh Regina, oh Matri Addulurata

Vi sia raccumannata stà arma mia,

Na razia vurria ppi chistu cor ingratu,

feritu e tracassatu di la ma spata:

La vita mia passata. Accussì tantu non

piccari ppi grazia

Vui priati a vostru figliu, a nui dati cunsigliu

Lu stissu contributu chiancinni e lacrimannu

Lu ma erruri.

Stù cor chi duluri, spizzatimillu vui, piccari nun vuogliu chiù

Chiuttostu mortu.

A nui dati cunfortu finu all’ultima agonia

Vi priu Matri Mia, nun mi lassati!

Avui sta arma purtati, Bedda Matri Amurusa

In cielu gluriusa eternamenti

E poi devotamenti gridannu sempri

Viva viva l’Addulurata!

L’addulurata sia sempri ogni ura Regina! Maria di setti dulura

Na la manu la Santa curuna, a lu piettu la Santa spata

Oh Maria l’Addulurata!

Oh Matri Addulurata priati Gesù pi nuatri.

A Sarvi Rigina è ditta

‘nciil sarà scritta

A lu nomi di Maria la prisintamu


Curunedda du Crucifissu

POSTA: Cincu chiai e cincu rosi

Gesù Cristu accussì vosi

Ppi l’amuri di Maria

Pirdunati i ma piccati

E sarvati l’arma mia

SUI DIECI GRANI PICCOLI-Guida: Signuruzzu piatusu pietà

Usatimi a Santa Carità

Assemblea: ppi lu vostru custatu (manuzza, piruzzu)

apiertu di vui patri la razia aspettu

ALLA FINE: Cincu chiai e cincu rosi

Gesù Cristu accussì vosi

Ppi l’amuri di Maria

Pirdunati i ma piccati

E sarvati l’arma mia

Ppi lu nostru gran piccatu

Muriu ‘ncruci fragillatu

L’ammazzai e ncruci u misi

All’ebrei ù detti nmanu

Fui l’orvu ca a lancia tirai

Picchi piccai?

SI RECITA IL CREDO

SANTA CRUCIDDA (a circata da Madonna)

(S.G): San Giovanni;(M.): Maria; (G.): Gesù;(A): masciu; (V):voce narrante

(V)Santa Cruciddra levati è matina!

La matri Santa si misi ncamminu

Ppi via San Giuvanni ci scuntrav

(S.G)“ chi aviti matri mia ca iti chiancennu?”

(M.)“oh figgi mia, nun hai ragion i chianciri?

Hai persu Diu Nostru Signuri”

(S.G)“in casa di Pilatu aviti a ghiri, ca l’hannu i Giudia ncatinatu”

Tuppi tuppiddu (G.) “cu è drocu?”

(M.) “ sugnu la donna afflitta di to matri”

(G.) “ oh matri mia nun ci pozzu veniri a grapiri mi hannu li giudia ‘ncatinatu!

Va iti nì lu masciu pi li chiova

E ni faciti fari na para pi mia

No tanti ruossi nè tanti pisanti

Ca ci annu a ghiri li carnuzzi Santi”

(V)Maria sintennu diri sti paroli

Si misi a chianciri e ‘ngusciari

Maria sinni scinniv pa strata longa

E c’era na putiedda ancora aperta.

(M.) “vuatri chi faciti ancora a sta ura”

(A.) “Aspiit unu cu ‘na lancia e cu i chiova”

(M.) “ vuatri c’ata a fari cu sta lancia e cu sti chiova?”

(A.) “haj a ‘nchiuvar u figghiu di Maria!”

Maria sintennu diri sti paroli

Scura lu mari, cu lu cielu e la terra

Si l’acqua di lu mari forra uoggliu

Addumassi na lampa ppi so figgliu!

(M.) “a lampa s’astutav e un c’è uoggliu

Chistu è lu signu ca muriu ma figgliu!”

(V)Cu ci la dici cu divuzioni

Ci dici un Criu a la so Passioni CREDO.

AFFACCIA MARIA!

Rit. Affaccia, Affaccia Maria, to figgliu passa cu na catina ‘ncoddu longa e rossa, na li spadduzzi sua, ci avi na fossa!

A cu ci dava na pirata a cu ci dava na tumpuliata, Maria detra la porta ca sintia tutti li scutuliati

-Partiimi Giuvanni vidimi unni am’agliri

- a lu munti Carvariu ami acchianari

RIT

-Nun ci li dati forti li lignati ca su carnuzzi Santi e dilicati

-Vattinni tu oh Maria, vasinnò lassamu a Gesù e pigliamu a tia!

RIT

prima di muriri acqua addummavi

ma ebbi feli ed acitu e trapassau

RIT

Li iorna amari da Madonna

Quannu Maria ivi pi i strati

Circannu u figghiu Cristi Ridinturi

Mentri u duluri ci puncia u cori

Nto pirtusiddu di na sirratura

Vitti lu lusciddu e ntisi martiddiari

Nu furgiareddu era vigghianti adda ura

Nu furgiareddu era viglianti adda ura

Cu mani forti tuppuliavi a dra porta

Cu cori lazzariatu du duluri

Mentri la notti furviciava scuri

Mentri la notti furviciava scuri

Chi fai furgiareddu a chista ura?

Un vidi ca la notti pizzia scuri?

Dimmi pirchi si ancora viglianti a sta ura

Dimmi pirchi si ancora viglianti a sta ura

Stai facebbu i chiova pi la cruci

Pi nvchiuvari lu figgi di Maria

Fazzu u travagghiu e un taliu u scuri

Fazzu u travagghiu e un taliu u scuri

U li faciti rossi e mancu èpisanti

Ca hannu a ghiri ‘nta li carnuzzi santi

C’anu a punciri li vini du ma cori

C’anu a punciri li vini du ma cori

Arrispunniu duri lu furgiari

Rossi e pizzuti li sapemu fari

Vattinni fimminedda a chista ura

Vattinni fimminedda a chista ura

Appena Maria ntisi sti parola

Trimau la terra lu celu e lu mari

Sinni turnavi turcennusi lu cori

Ncerca di Cristu nostru Ridinturi

Acchianavu la muntata du Carbaniu

Cu spasimu cu affannu e cu duluri

Arriva nta lu munti du massacru

Vitti nchiuvari u figgi ‘nta la cruci

Pua ci lu dettiru muortu supra i mani

Crucifissiatu e tuttu lazzariatu

Li lacrimi chi ittavu parianu sangu

Da Nostra Maria Addulurata.

Lu figghiu prodigu

Oh caru patri, ia minni vogghiu iri, mi vogghiu godiri la mia libirtati;

oh caru figgi mi vua lassari tè sti dinari e vattinni a scialari.

Oh cari amici stami cuntenti e allegramenti ca rana ci n’è. Ora accattami picciuna e addini, facimi u fistini ca rana ci n’è. Tra iuochi e fistini vinniri i sbirri. Lu tavirneru vo essiri paatu. Lu spogghianu nuru e senza pietati, quannu l’amici lu vittiru nuru lu lassaru sul unta chiazza da citati.

Oh cari amici picchì mi lassiti e m’abbannunati ora ca rana unn’haiu chiù? Iddu mischinu s’assetta n’agnuni e pensa l’erruri ca fici a so o pà.

Oh sù curatulu mi vogghiu adduari, un piizzi i pani e un pizzuddu d’agnuni.

Oh su garzuni ti vua adduari? Puorci ha guardari e iannira ha manciari.

Quannu sono a Vurmaria u figgi prodigu è menzu a via, quannu sona n’ura i notti u figgi prodigu è detra a porta. S’attrova so patri affacciatu o barcuni: chissà è ma figghiu ca spunta di dda. Faciti u bagnu di rosi e di vini, faciium u fistinu che è figghiu di re. Torna u figghiu o to patri amatu!

Oh quanti voti ia sospirai pi tia! Quannu m’abbannunasti paci un’ebbi. Lu cori mia sempri chiancia pi tia.

U misteru da Santa Cruci (da recitarsi solo il giorno del tre di Maggio)

(MILLI VOTI GESù) rosario in 20 poste.

MISTERU( rimane uguale nelle poste dispari ): a la valli i Gesufà nichi e ranni ama a iessiri dda e u nimicu ni scuntrirà, iddu mi dissi e ia ci gridai: vattinni demuni e lassami stari ca u iuornu a santa cruci milli voti Gesù chiamai.

AD OGNI POSTA 10 volte Gesù

Misteru (rimane uguale nelle poste pari): cifaru nfernali fatti addavia ti vegnu a malidiciri cà me vuci, lu iornu da santa Cruci milli voti Gesù chiamai

AD OGNI POSTA 10 volte Gesù

La confraternita maschile

La prima congregazione dedicata al Santissimo Crocifisso nacque intorno al XV secolo nella chiesa omonima. Ivi era venerato e custodito il Crocifisso Bizantino, detto dei sette veli, oggi alla matrice nuova. Questa congregazione divenuta floridissima nel ‘600, sparì senza un apparente motivo ai primi dell’ottocento.

Nello stesso secolo, in tutt’altra chiesa, nasce l’attuale confraternita maschile dedicata al Santissimo Crocifisso. Tuttavia è d’obbligo una precisazione, è possibile che i membri che la fondarono erano già riuniti in una associazione, non riconosciuta ufficialmente, che si occupava della devozione al Crocifisso di frate Umile conservato nella chiesa di Sant’Antonino martire e reputato miracoloso. La festa in onore al Crocifisso (di Sant’Antonino) è documentata sin dal 1600. Questo spiegherebbe la spinta del Vescovo di Messina alla costituzione di una confraternita organizzata e riconosciuta.

Oggi, la confraternita vanta un numero di circa 200 iscritti e ha sede nella medesima chiesa di fondazione. La devozione al Santissimo Crocifisso si espleta nelle due feste del 3 di Maggio (patronale della confraternita, in cui sono ammessi i nuovi confratelli) e del 14 settembre.

L’insegna tradizionale è costituita da un Crocifisso ligneo su Croce nera, a cui sono appesi tutti i simboli della Passione. Altre insegne minori sono le serpentine argentee in numero di tre.

I confratelli, nelle occasioni di rappresentanza, sono tenuti ad indossare l’abito scuro con cravatta e camicia bianca e sopra l’abitino rosso bordato bianco. La crocetta di legno è stata sostituita da una bianca in stoffa.

L’ordinamento interno prevede le figure di un governatore, un segretario, un tesoriere e una consulta di anziani. Il metodo elettivo è a scrutinio segreto.

La confraternita femminile

La congregazione del Santissimo Crocifisso è secondo la tradizione la più antica di Castelbuono e si vuole della metà dell’ottocento. La congrega ha sede nella chiesa di Sant’Antonino martire.Le consorelle onorano il patrono con le celebrazioni del venerdì Santo, i Venerdì di Quaresima (esposizione del Santissimo), il 3 Maggio (data dell’Invenzione della Croce, in cui insieme alla confraternita maschile si recano in processione alla chiesetta della Santa Croce) e il 14 settembre (festa del Santissimo Crocifisso, animano il triduo, entrano le consorelle e seguono la vara in processione). Partecipano a tutte le altre manifestazioni dietro invito. Il loro abitino è un nastro rosso con una crocetta di ferro o legno sul recto. Lo stendardo è un Crocifisso.

Il Quartiere e la Cappelletta________________________________________

La cappelletta della Santa Croce, luogo rituale della festa che prendo in esame, è collocata su un promontorio che sovrasta l’abitato. Nel 1413, epoca della consacrazione alla Croce di Gesù, il luogo era completamente disabitato ed era considerato aperta campagna. Fu prescelto, dai frati minori proprio per la sua elevazione rispetto alla cittadella medievale in segno di protezione e di punto di riferimento. Primo oggetto di devozione fu una Croce in marmo bianco posta su una colonna e ivi collocata. l’erezione di un monumento di questo tipo era molto significativo per un paese ed è sentore che qualcosa di grande stesse accadendo. Croci simili furono erette ogni qual volta si insediò un nuovo ordine religioso ( es. la Croce di piano Rosario) o per avvenuto miracolo (Croce del Palmento). La Croce del promontorio invece fu eretta dai frati minori in occasione del 1100* anniversario dal ritrovamento della vera Croce per mano di Sant’Elena. Seguì l’edificazione di una chiesetta e la collocazione all’interno di una effige in legno policromo del Santissimo Crocifisso. La struttura che vediamo oggi è ottocentesca, è posta su una spianata (decisamente più larga rispetto all’originale che cedeva presto il passo alla pendenza) e conserva sull’abside il Crocifisso in legno inserito in un affresco raffigurante la scena del golgota (Maria, Giovanni e Maddalena), la volta e le pareti sono decorati con motivi settecenteschi. All’interno, molto angusto, è posto l’altare consacrato, diversi quadretti e oggettini ex voto e molto particolare un reliquiario, di recente costruzione,dentro il quale è custodito “l’esito” dell’ultimo miracolo secondo i devoti. Si tratta di una piccola figurina in cera che a ben guardare assomiglia alla figura della Madonna inginocchio che dicono essere scolata, in unica goccia, sull’altare il 3 Maggio del 2004.

Parlando della Cappella ho tralasciato l’inurbamento del quartiere. Sebbene sia un punto di sutura tra due grandi quartieri castelbuonesi quali Sant’Antonino e Sant’Anna (entrambi ampliati nel XVII sec. ) la zona che ospita la festa è oggi riconosciuta a livello comune come un vero e proprio quartiere in ragione dell’espansione territoriale. Il nome datogli (non ufficialmente) è appunto di quartiere Santa Croce. Tuttavia fino all’ottocento erano pochissime le case che si arrampicavano lungo il pendio, i due quartieri avevano infatti colonizzato una serie di aree più pianeggianti e protette dalle mura cittadine. Ad espandere il paese fin alle soglie della cappelletta da un lato e della chiesa dei Cappuccini dall’altra furono in un primo tempo “ì paglialori”, particolari ambienti adibiti alla conservazione della paglia o come stalle extra urbane. Il formarsi del così detto “detra i mura” in ragione alla collocazione, fu molto lento a causa anche degli smottamenti del suolo e di alcuni ruscelletti che scendevano a valle (uno dei quali a regime maggiore era detto “di lavanneri”. Fu prosciugato e bonificato nel novecento). Dobbiamo aspettare il novecento perché i grandi successi dell’edilizia riescano a prevalere anche sui terreni impervi così da garantire l’espansione fin oltre la cappelletta. Ancora oggi la Santa Croce è luogo di espansione edilizia nella parte alta dell’abitato (verso sud).


domenica 5 aprile 2009

Juovu Ssantu



GIOVEDì SANTO


il Giovedì Santo ha due facce o meglio le ha sempre avute e forse un tempo erano addirittura più marcate. c'è un lato gaudente e felice di cui è protagoniste la Congregazione del Santissimo Sacramento che festeggia il proprio patrono e un lato mesto che segue alla Reposizione.
i Sipurcra
i sepolcri altro non sono che gli altari della Reposizione una volta intesi come sepolcri di Cristo. ad oggi sono solo 4 le chiese che continuano ad allestire quest'altare e a svolgere le funzioni che li vedono protagonisti: Sant'Antonino, la Matrice Nuova, La Matrice Vecchia e Santa Maria degli Angeli. anticamente invece tutte le chiese allestivano un sepolcro e in anni relativamente recenti ancora si conservava l'uso alla chiesa della Trinità e alla chiesa dell'Annunziata. il sepolcro è montato in uno degli altari laterali e per tradizione deve esseresovrabbondante di fiori e arredi. recentemente però si è avuta una restrizione da parte ecclesiastica che ha imposto una maggiore sobrietà. era uso antico mettere ai lati del tabernacolo tutti gli ori e gli argenti del tesoro di ogni chiesa e spesso anche statue particolarmente pregiate. teli, veli e ammanti non mancavano di certo così come paliotti raffiguranti la passione (alcuni dei quali ancora visibili nella sagrestia della chiesa del Calvario). alla Matrice Vecchia il sepolcro era allestito nella Cripta illuminata da candele.per decorare i sepolcri erano ( e in parte ridotta sono) inoltre preparati I LAUREDDI:
i Lauredda sono frutto di granaglie o legumi germinati al buio che assumono la caratteristica colorazione bianca. se a Natale l'uso di piantare lauredda era diffuso in tutte le classi sociali senza distinzione di mestiere o ceto, i lauredda di Pasqua, di chiaro riferimento vitalistico, erano piantati ed offerti soprattutto dai coltivatori di grano per ottenere un buon raccolto.u lauru infatti era una sorta di "piantina magica" e il suo germogliare bene una sorta di rituale propiziatorio. l'offerta poi che se ne faceva alla chiesa rappresentava l'affidamento dei campi, simbolicamente rappresentati dal laureddu, alla protezionde di Dio.


u laureddu per venire su bene ed essere pronto per il Giovedì Santo doveva essere piantato il primo Venerdì di quaresima se si trattava di granaglie o lenticchie, il mercoledì delle ceneri se di fave.
nell'atto di piantarli è uso recitare la formula "Signuruzzu a centu", chiaro riferimento al frutto della spiga.
si distinguevano poi i lauredda ritti e i lauredda a pittinari. i primi sono piantati ben più tardi e sono soprattutto di grano, crescono alti, fitti e dritti. con questo tipo di Lauredda si formavano i disegni simbolo della Pasqua come la Croce, la Pisside ed altro.


i secondi invece sono soprattutto di lenticchie, avena, vezza e altri e crescono molto di più. posti in alto assumono la caratteristica forma pendente. il nome deriva dall'uso di districarli (pittinarli) prima di esporli. con essi si decoravano soprattutto le superfici del pavimento o si ponevano in alto a mò di piantina.
caso a parte le fave che crescono come una piccola piantina bianca e vengono identificate da alcuni come laura aggigghiati. non ho particolari notizie sull'uso che si faceva delle fave in questa occasione.
tra le massaie si scatenava una vera e propria sfida per colei che riusciva a far venire meglio, più bianco e più pettinato (nel caso delle lenticchie) il proprio campicello. gli stratagemmi erano moltissimi e legati soprattutto al non farli marcire. nel portarli in chiesa, per evitare ogni contatto con la luce che li avrebbe resi verdi, era uso nasconderli sotto lo scialle nero o la manta.










la Cena Domini:



le parrocchie e il convento dei cappuccini celebrano la Cena del Signore in maniera simile. le differenze sostanziali stanno nelle celebrazioni della Matrice Nuova e della Matrice Vecchia. le due chiese infatti sono sedi della Confraternita del Santissimo Sacramento (sorta nel XV sec.) e ne ospitano la "festa patronale" in occasione appunto dell'istituzione dell'Eucarestia. è importante sottolineare il legame tra la congrega e il mestiere dei fondatori che erano tutti contadini.



ALLA MATRICE NUOVA 12 confratelli rappresentano gli apostoli durante la lavanda dei piedi e gli stessi imbandiscono una tavola con le primizie della terra. altra tavola è quella delle suppellettili d'argento per la lavanda.
alla fine della Celebrazione, poco prima della reposizione, i confratelli distribuiscono un pane votivo circolare detto "cucciddatu" che nell'interpretazione comune è simbolo della vita che rinasce sempre. secondo altri invece riprende la forma celntrale dell'ostenzorio
.



ALLA MATRICE VECCHIA: festeggia la stessa confraternita che ivi ha la cappella originale e l'antica sede. la mensa delle primizie si imbandisce sull'altare stesso con cucciddati e arance.
anche in questa chiesa vi è la distribuzione di pane votivo.



la Reposizione

la Reposizione ha forma diversa in tutte e quattro le chiese ove è celebrata. ai Cappuccini è molto semplice e lineare così come a Sant'Antonino. Alla Matrice Nuova si svolge una processione interna con tanto di Baldacchino e ombrello che conduce il "Signuruzzu vilatu" fino alla cappella del Santissimo posta alla fine della navata laterale. Alla Matrice vecchia la processione è esterna e accompagnata dall'inconfodibile suono della troccola che sostituisce le campane.
segue in tutte le chiese l'adorazione notturna ed ha inizio la furriata di sepurcra di cui abbiamo già accennato.



a prucissiuni du Signuri mortu

anticamente, i confrati del Santissimo Sacramento, conducevano a tarda notte l'effige di Gesù morto (calato dalla croce nel vero senso della parola) per le vie del paese accompagnati dal suono della troccola. era il preludio del Venerdì Santo.





* ringrazio Gaia Divina per la foto dei "laureddi"




mercoledì 25 marzo 2009

U MIIRCURU DI TINNIBRI

IL MERCOLEDÌ SANTO E L'UFFICIO DELLE TENEBRE
per molti di noi la sola parte comprensibile del titolo è mercoledì Santo. tanto e tale è la distanza temporale e mentale che ci separa da un rito che è scomparso circa u cinquantennio (anche molto meno) fa e che tuttavia in sporadici casi sopravvive in privato.
l'ufficio delle tenebre che si celebrava il mercoledì mattina era un rito davvero complesso ed era officiato in tutte le chiese. al centro si poneva un particolare candelabro con 15 o 14 braccia alla cui sommità bruciavano le candele. durante la salmodia e l'ufficio delle letture ad una ad una le candele venivano spente tutte ad eccezione della centrale (un'altra secondo alcuni testimoni bruciava ai piedi del candelabro somboleggiando Maria che non perde la fede)figurazione di Cristo. quest'ultima era presa dal candelabro eposta dietro l'altare a simboleggiare la morte di Cristo, subito dopo però era fatta riapparire così come Cristo risorgette quando si credeva sconfitto. a conclusione coloro che assistevano al rito rumoreggiavano sbattendo banchi, piedi e mani ad imitazione del terremoto evangelico alla morte di Cristo.

martedì 24 marzo 2009

I QUARANT'URI

LE QUARANTA ORE DI ADORAZIONE
tradizione antica e sempre molto sentita è quella delle quarantore che hanno luogo dalla domenica pomeriggio al martedì sera. certo le modalità e gli usi sono molto cambiati nel tempo, ma esse rappresentano ancora un punto di riferimento, un cardine della settimana Santa per i castelbuonesi. mi ripeto sottolineando che non andrò a fornire solo un quadro (seppur generale e mai completo) della tradizione così come è oggi ma scaverò anche nel passato e nella memoria lasciataci dagli anziani...che come si sa amano raccontare.
a raputa di l'uri Santi il pomeriggio della Domenica delle Palme, la Madrice Nuova entra in fermento. la congregazione del Santissimo Sacramento (che descriverò parlando del Giovedì Santo) si è radunata nella propria cappella in attesa che si inizi. sono le 16.00 in punto quando l'arciprete, o chi per lui, sia accinge a preparare l'Ostensorio per la solenne processione.
non è un caso che sia proprio questa vetusta confraternita ad aprire le Ore di adorazione. Infatti è antica tradizione che siano i suoi confrati a portare il baldacchino nelle occasioni importanti. la processione è pronta. fa il giro della piazza e rientra in chiesa accolta dai fedeli in preghiera.
il sacerdote sale lentamente sull'altare maggiore ed espone il Santissimo nel tronetto seicentesco.
le quarantore sono ufficialmente aperte. d'ora in poi si susseguiranno i pellegrinaggi e le ore di adorazione delle confraternite, delle associazioni e delle scuole. ogni giorno dalla mattina (raputa) alla sera dopo la Celebrazione (chiusura) si alterneranno incessantemente i gruppi di fedeli, mentre un predicatore, chiamato per l'occasione, guiderà la riflessione.

l'apparatu da Matrici
benchè la dizione resti invariata, poco resta dell'Apparatu che veniva "cunzatu" alla Matrice Nuova in occasione di tale celebrazione. se pensiamo che fino ad un trentennio fa la chiesa era ancora decorata sontuosamente ma aveva già ridotto i fasti è facile intuire che anticamente doveva esistere quella che chiameremmo una "drappeggiata barocca".
oggi, scomparse le stoffe di sfondo (che coprivano l'abside dietro il tronetto), scomparsi i grandi drappi e le grandi volute di fiori, restano i lunghi drappi rossi alle colonne e i drappi riccamente decorati del presbiterio. fiori e ceri, ridotti, restano tuttavia sull'altare maggiore.
scomparsa l'uso dell'illuminazione degli altari laterali con candele e ceri e sostituita dall'accensione del grande numero di lampadine elettriche presenti in tutta la chiesa.
in questa occasione si lucidavano le ninfe a discesa e si apponevano ceri più grandi per meglio illuminare l'intera chiesa.
a trasuta da Matri u Rusariu
attesissima dai cittadini castelbuonesi è l'ora di adorazione conclusiva della giornata della Domenica con la solenne Benedizione e l'entrata delle due congregazioni della Madonna del Rosario. l'entrata diciamo "standard" di tutte le congregazioni prevede una piccola processione esterna dalla sagrestia con a capo lo stendardo e seguendo l'ordine processionale, il governatore regge in mano il "tabarè" (vassoio d'argento) con l'offerta di denaro tra i fiori (un tempo erano offerti anche cera e fiori per l'addobbo). diverso privilegio hanno le due confraternite maschili dedicate a Maria Santisisma del Rosario. partono dalla propria sede (oratorio del rosario) e giungono processionalmente alla matrice gioiosamente accompagnate dalla banda musicale. quest'uso fu prima della Compagnia del Rosario (che così sottolineava la sua importanza e la sua antichità), quando poi avvenne la scissione con la congregazione essa ne acquisì il costume.
la banda musicale ha inoltre l'obbligo di sostare davanti il portone maggiore e, al momento della benedizione suonare il tradizionale "noi vogliam Dio".in questa occasione si accende la ninfa grande dell'arco trionfale che da questa congregazione fu donata.

San Pasquali rapi e chiuri
di varia interpretazione è tra i castelbuonesi l'uso di aprire e chiudere la giornata del Lunedì della confraternita di San Pasquale baylon. alcuni confrati lo interpretano come un privilegio dovuto all'importanza della confraternita nel tessuto sociale castelbuonese, altri vi vedono un originario vanto perchè potevano permettersi economicamente doppia offerta. qualcuno della confraternita stessa lega l'uso all'iconografia del Santo che ha come emblema l'Ostensorio.
a mio parere è da accettare come "in parte buona" la prima spiegazione e corredarla con la seconda. la terza è molto probabile ma, se vera, di origine prettamente culta. bisogna tuttavia sottolineare, ad onor del vero, un particolare zelo della confraternita di San Pasquale verso il Santissimo Sacramento. sono documentate infatti le "messe ò cimiteru" a cui precedeva l'esposizone del Santissimo ogni lunedì dell'anno.

a chiusura du comuni
altra attesissima "trasuta" è quella dell'amministrazione comunale che, insieme alla confraternita di San Vincenzo Ferreri, chiude le Quarant'ore martedì sera. partendo processionalmente dalla casa comunale, l'amministrazione si dirige in chiesa accompagnata dalla banda musicale e preceduta dal Crocifisso dell'aula consiliare. è la chiusura ufficiale di questa parte della settimana Santa. ultimo barlume di festa sarà il giovedi in occasione della Coena Domini.

La Domenica delle Palme

"à Rama Aliv"
la quaresima volge al termine. Castelbuono si appresta a vivere la sua Grande Settimana. momento cruciale è ovviamente la Domenica delle Palme detta in castelbuonese "a rama aliv" (il ramo d'olivo) o più semplicemente "i parmi"(le palme). andiamo con ordine a spulciare questa particolare giornata dell'itinerario Pasquale.

DA DOVE TRAE ORIGINI LA FESTA
" Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene,seduto sopra un puledro d'asina."(GIOVANNI 12,12-15) questo il brano evangelico che tratta dell'entrata di Gesù a Gerusalemme, assunto necessario per capire i riti che a questo particolare giorno si collegano.

PARM, SPEZZACADDOZZA e ALIV
i vegetali trionfano in questo giorno. specialmente i sempre verdi con significato vitalistico e di vita che rinasce. significativo è che a castelbuono non si usino soltanto fronde di palma e ulivo (tratti dalla narrazione evangelica) ma anche rosmarino (spezzacaddozza) e fronde di alloro o arancio (seppur ormai rarissime). le palme sono ampiamente decorate e intrecciate da mani esperte che sanno ricamare sulle fronde figure o composizioni intrecciate. alcuni usano aggiungere nastri, fiocchi e fiori e quelle dei bambini assumono forme e colori stravaganti. per molti giorni infatti è loro uso conservare i lustrini che trovano per poi decorarvi la palma. gli adulti preferiscono alla palma il mazzettino di rosmarino, ulivo e fronde e spesso inseriscono anche una piccola croce di palma. questo mazzettino è detto "mazzuteddu da rama aliv" e sarà molto importante nei riti domestici della Domenica di Pasqua. il rito della benedizione è pressocchè identico a quello previsto dalla liturgia. solo la Matrice Vecchia si distingue per la processione esterna dalla chiesa dell'Annunziata. al termine della celebrazione all'esterno delle parrocchie sono distribuiti rametti di ulivo benedetti e rami di rosmarino. altri bambini con cesti andranno per le vie delle parrocchie questuando in cambio di rametti. la palma o u mazzuteddu una volta benedetti saranno riportati in casa come reliquie e conservati accuratamente. qulache rametto d'ulivo andrà a decorare i capezzali o le edicole votive, il resto ho già accennato che sarà protagonista d'altra festa.

A PRUCISSIONI DI PARMI
non posso non accettare l'idea di alcuni che a Castelbuono esistesse una processione delle palme non dissimile da quella di Gangi e di altri paesi delle Madonie. è infatti probabile che in tempi non troppo lontani i confrati del Santissimo Sacramento (o altri?) si recassero processionalmente in chiesa recando fronde molto grandi e addobbate. è comunque un'ipotesi a cui, ancora non potuto dare consistenza effettiva. solo una nenia antica, forse una ninna nanna, parla di una prucissiunedda cu rami di parma pi gliri a matrici cu li papau (una processione con rami di palma per andare alla Matrice insieme agli incappucciati)

RAPUTA DI QUARANT'URI
nel pomeriggio delnte" o quarant'uri. ossia 3 giorni di adorazione Eucaristica.
di questa particolare tradizione parlerò nel prossimo post. qui mi limito a
sottolineare che ad la Domenica delle Palme, Castelbuono entra in fermento per l'apertura delle "ore Sa"aprire" sarà la confraternita del Santissimo Sacramento.

domenica 22 marzo 2009

in cammino con Gesù verso il calvario...

à Và Sagra....

la commemorazione della morte e passione del Redentore ha da sempre una certa centralità nella cultura castelbuonese, tanto che, fino all'ottocento si snodavano da San Francesco alla Chiesa del Cuore di Gesù una serie di edicole della via Crucis, culminati appunto sul colle detto del Calvario. ogni venerdì, le folle, guidate da un sacerdote o in gruppi a sè percorrevano questo itinerario meditando sulla Passione. tutt'altra conformazione aveva e ha la Via Crucis in chiesa, molto più mesta e meno "itinerante".

à furriata i Sepurcra
diverso approcio si ha invece con la via Crucis la mattina del Venerdì Santo (o la notte del Giovedì). se per tutto l'anno la via Crucis è stato un commemorare in quel giorno si fa più vivida, più presente. la via Crucis diventa più sentita (non a caso veniva spesso rappresentata in forma di casazza o marturiu)... la gente allora si mette realmente in cammino per il paese e le chiese diventano edicole, gli altari della reposizione (Sepurcra) mete. fino a qualche anno fa questo "viaggio" era guidato da un sacerdote, oggi è affidata ai singoli. la furriata prevede (tradizionalmente) la partenza dalla cappelletta della Santa Croce e di lì in poi la visita di 15 chiese. davanti ogni chiesa colui che guida recita i versi siciliani che declamano la stazione e introduce la classica "Santa Madre dhe voi fate..." a cui fanno coro gli astanti. subito dopo la guida si segna recitando " Gesuzzu piatusu pietà facitini la santa carità" e gli altri rispondo " miserere nobis" o altra formula simile. oppure, più recente, l'uso di concludere con il sia lodato e ringraziato ogni momento. particolare attenzione è data alle chiese "con sepolcro", alle immagini dell'Addolorata (davanti le quali si recita u Diu vi Sarvi matri Addulurata) e del Cristo Morto (davanti al cui si recita il cincu chiaj) nonchè dell'Ecce Homo.
Meta molto ambita è la cripta della matrice vecchia con i suoi affreschi (dal 1300 al 1600) raffigurante l'intera passione di Cristo.
Il Testo siciliano
come già detto ad ogni chiesa corrisponde una stazione....è inutile precisare che nei secoli i riferimenti stazione-chiesa sono variati in relazione anche ad apertura e chiusura di edifici sacri.
chiesa della Santa Croce: Gesuzzu tradutu e arristatu
Introduzione: cuntamu ora li Sant’Uri
Da morti e passioni du Signuri
STAZIONI:
accuminciaru li ranni duluri
Quannu na notti u pigghiari ‘nto scuri
Cu na vasata u tradituri
Fici accapiri cu era u Signuri
E a Maria a nova arrivav
Ca u viaggiu accuminciav
Pirdunati stu cori Maria
Prisintatilu ò Missia
Prisintitilu di piccaturi
C’ora si penti cu assai duluri.
Chiesa di Sant'Antonino Martire: Gesuzzu è cunnanatu
Purtatu pua ‘nnanzi a Pilatu
Nostru Signuri fu cunnanatu
Cu decimila vastuniati
I carnuzzi Santi su lazzariati
Re di burla curunatu
Cu na cruna i spini è svirugnatu
Cu na manta russa sciamma
E cu e mani na canna
U Signuri un s’opponi
E si offri all’opprissioni
O Signuri mia aduratu
Stu ma cori annigliatu
Vi lu dugnu pi inchilu d’amuri
Pirdunatimi sugnu piccaturi
Chiesa di San Nicola:Gesuzzu è carricatu da cruci
Di la cruci carricatu
Si pigghiav ogni piccatu
Oj è longa chidda via
Chi pircurri lu Missia
Già li carni lazzariati
Su da cruci carricati
E ch’è granni u duluri
ca supporta Nostru Signuri
Silenziusu, umili e piu
Un va vanniannu ch’è veru Diu.
O Signuri pa cruci Santa
Aiutati st’armuzza ca si scanta
Ajutatila a suppurtari
tutti i cruci ca ci vannu a scuntrar
Chiesa di San Vincenzo:Gesuzzu cari a prima vota
Dunca pua no caminari
U santu peri ivi appuntari
Oh cu quantu assai duluri
Tumma ‘nterra Nostru Signuri
E carutu ch’è ‘nto ‘nchiacatu
Du surdatu è vastuniatu
O quant’av a patir
Pur ‘nterra iv a cadir
Du ciil gran Patruni
‘nto pruvulazzu si ietta pi l’uomi
O Signuri duci cori
Pirdunati u piccaturi
Arridduciti st’arma mia
Ca s’alluntana di Vossia

Oratorio del Rosario: Gesuzzu scontra à so Matri
Cori di Matri chiddu i Maria
Ca a ‘nto caminari veni darria
A la prima occasioni
Su va vasa cu divuzioni
Cu affettu e veru amuri
Ivi a vasari so Figghiu u Signuri
Chi paroli amurusi ci dicia
Chi cunfortu ci dava Maria!
Ma chiù chi scelleratu
L’alluntana un surdatu
O Matruzza Addulurata
L’arma mia è scunsulata
A Vui l’affiru Maria
accumpagnatimi na vita mia
Chiesa Madonna Odigitria: Gesuzzu ajutatu
Pa Strata un c’ha po fari
E a cruci a lassa iri…
I surdati lestofant
Vann a pigghianu un passant
pi purtari cu u Signuri
A gran cruci du duluri
E Simuni lestu lestu
Va aiutari Gesu Cristu.
O Signuri da caritati
Viri l’armi scunsulati
Datici pintimintu e cunsulazioni
e livatici occhi afflizioni

Chiesa del Coleggio (SS. Trinità) : Gesuzzu lassa a stampa
Oi duluri e patimentu
Quanti spini e chi turmentu
Faticusa ieni a via
Pi Vuatri e pi Maria
Dunca pua na n’acchianata
Una donna addinucchiata
Vi duna u cunfortu
asciucannuVi u vortu
A Vironica, ca u Vostru sangu asciucav
‘nta robba a Vostra stampa c’arristav
Pi stu granni miraculu ca fu
Datini pirdunu nostru Gesù

Maria Santissima Assunta:Gesuzzu cari a secunna vota
I patimenti un vonnu spiddar
E u Signuri nautra vota iv a tummar
‘nta strata pruvulazzusa
Cari st’arma ginirusa.
Iddu però un fa rumuri
E si susi tutt’amuri
Currini allura i surdat
E arria è fracculiat
No nun n’annu no pietati
Chiddi sunnu scellerati
E nuatri miu Signuri
Iamu annannu a tutti l’uri
E spiamu pi caritati
D’aviri u pirdunu di piccati

Cappella Palatina (Castello): Geuzzu e i piatusi
detra a Gesu vinia
Na gran fudda ca chiancia
D’ogni banna avanu vinut
Pi star o latu du Signuri ‘nghiuvat
U Signur pi cunsulari
Dissi du ‘nchiancir e nun ‘ngusciari
E chiuttostu di priari
Pi so figghi e p’iddi stissi diunari
O Signuri ca cunsulasti
l’armi pii ca tu viristi
Dati cunfortu puri a nuatri
Ca siim poviri e cunsumati


Chiesa dell' Annunziata: Gesuzzu cari a terza vota
E nautra vota ‘nterra vasav
Quannu u Signuri arria tummav!
e su tri voti ca Nostu Signuri
Vasa a terra cu summu duluri
E i surati ancora darria
Vannu mazziannu u Nostru Missia!
Oj duci Cori fragillatu
U ma cori è ‘nnurutu
Cu na Vostra paruledda
Rapitilu a la vita eterna


Madonna della Catena:Gesuzzu è spugliatu
O miu Signuri iuntu chi fusti
Duopu tanta strata o munti
Aviannu ‘ncapu na tunichedda
Senza cusituri e tutta bedda
Vi la scipparu nostru Sarvaturi
Puri chista Vi livaru Signuri!
E pun rumpiri sa tila sa iucari
E ‘ncapu a sorti ci ittari!
O signuri senza chiù nenti
Simu poveri e pinitenti
Unni lassati ‘menzu a via
Ca v’accanuscim com u Missia

Santa Venera:Gesuzzu è ‘nchiuvatu
Oj chi chiuva pizzuti
Supra i carni su appizzati
Chi duluri e chi turmentu
Dannu a carni patimentu!
man e per ‘ncap u lignu
Su ‘nchiuvati cu sdignu
Nun lu sanno no sicur
Ca tu si u ran Signur
O Signur mia misu ‘Ncruci
A ma armuzza cunnuci
E cunnucila na bona via
Accumpagnata di Maria
Natività di Maria Santissima:Gesuzzu spira(mori)
Di l’artu di dra Cruci
U Signuri parra e dici
Ca pirduna a dri ‘nfelici
Pua pinsannu a l’Addulurata
Ca sula arresta alla scurata
‘mpartisci stu cumanni
E l’affira a San Giuvanni
E pi nuatri pua sarvari
a so Matri ni vo dunari!
Pirdunatu u malfatturi
Un titnu ridu di duluri
e a morti ci chiuri l’ucchiuzzi
Lassannu u corpu supra u lignuzzi.
A terra trema e u ciil scura
Eppur è gliurn a sa ura!
U vel du Tempii si spart ‘ndui
E s’arruspiglia occhadun ca muort fui
Chianci Maria e chianci Giuvanni
Chianci Maddalena e chiancinu i donni
Chianci Piitri ca iè ammucciatu
E tutti chiddi chi di luntanu L’annu taliatu
E pi prova u centuriuni
Va spurtusa u custatu u Signuri
Acqua e sangu è ittatu e u Signuri è lorificatu
Pirdunatini Signuri
Siim sulu piccaturi
chiesa di San Francesco o chiesa di Sant'Agostino : à Scinnuta
‘ntra li vrazza i So Matri è pusatu u Ridinturi
Ca scinnutu da Cruci ora un senti chiù duluri
E So Matri cu cori straziat
Su strinc ‘menzu a milli vasat
O Maria cori di Matri
Fatini accapiri a viritati
Co Signuri è Veru Diu
Ca p’amuri e pi nuatri muriu
davanti la chiesa senza
posta si reciti soltanto la parte
finale e quindi o il Sia Lodato
o il Gesuzzu piatusu





Monastero Maria Santissima degli Angeli: Gesuzzu 'nto sepurcru
‘nto ‘nsepurcru novu e pur
Fu pusat u Sarvatur.
Cu na petra ranna e dura
S’attuppau a finnitura
U Signuri ora arriposa
Dintra na rutta com na vota
quannu cu duci amuri
nasciv ‘nterra Nostru Signur




Chiesa del Calvario: à nova
Ma tri iorna muortu sta
E pua torna cu maista
Aspittamu dunca u Signuri
Ca rinvivisci comu Sarvaturi




PREGHIERA DA RECITARE DAVANTI LE IMMAGINI DI MARIA ADDOLORATA

Diu ti salvi oh Regina, oh Matri Addulurata
Vi sia raccumannata stà arma mia,
Na razia vurria ppi chistu cor ingratu,
feritu e tracassatu di la ma spata:
La vita mia passata. Accussì tantu non piccari ppi grazia
Vui priati a vostru figliu, a nui dati cunsigliu
Lu stissu contributu chiancinni e lacrimannu
Lu ma erruri.
Stù cor chi duluri, spizzatimillu vui, piccari nun vuogliu chiù
Chiuttostu mortu.
A nui dati cunfortu finu all’ultima agonia
Vi priu Matri Mia, nun mi lassati!
A vui sta arma purtati, Bedda Matri Amurusa
In cielu gluriusa eternamenti
E poi devotamenti gridannu sempri
Viva viva l’Addulurata!
L’addulurata sia sempri ogni ura Regina! Maria di setti dulura
Na la manu la Santa curuna, a lu piettu la Santa spata
Oh Maria l’Addulurata!
Oh Matri Addulurata priati Gesù pi nuatri.
A Sarvi Rigina è ditta
‘nciil sarà scritta
A lu nomi di Maria la prisintamu.


PREGHIERA DA RECITARE DINNANZI LE IMMAGINI DEL CRISTO MORTO

cincu chiaj cincu spinicincu rosiGesù Cristu acussì vosi
lu misiru a la cruci e lu inchiuvari
e pua lu dettiru a manu all’ebrei
peccai Domine miserere mei
secundum magna misericordiam tuam
Signori o miu Signuri cu è ca ti ‘nchiuvavi?
Sugnu piccaturi e cu li me mani morti ti dettiPeccai Domine miserere mei

antichi riti e pie usanze

I VENERDì DI QUARESIMA

i venerdì di quaresima sono chiamati a Castelbuono "vennir i marz" ossia venerdì di Marzo a prescindere che cadano o meno in questo mese. le usanze e gli usi che si intrecciano in questi giorni particolari sono sicuramente da attenzionare, mettendo in rilievo, come sempre, anche usi ormai desueti o scomparsi completamente.

l'uri Santi:

con "uri Santi" si intendono ben due momenti distinti dell'itinerario quaresimale castelbuonese: le quarant'ore di Adorazione e l'aforazione eucaristica del Venerdì. in questa sede ci occuperemo dell'Adorazione del Venerdì.

l'uso di esporre il Santissimo Sacramento nella chiesa di Sant'Antonino martire tutti i Venerdì di quaresima fu introdotta dai minori osservanti.

i fedeli accorrono numerosi a tutte le ore del giorno ai piedi di Gesù Eucarestia e in molti portano ceri e fiori. un tempo l'Ostensorio era esposto con grande pompa e si costruivano veri e propri baldacchini con stoffe e fiori sull'altare maggiore. oggi, in comunione con l'invito alla sobrietà , il Santissimo è esposto su un tronetto e circondato da ceri e fiori.

le ore di adorazione si concludono al vespro con la Via Crucis e la Benedizione Solenne. segue la Santa Messa.

uso antico è "à visita" al Sacramento che consiste nel dirigersi alla chiesa recitando il rosario e ivi giunti sostare in preghiera.

a sirpuzza du venniri:

secondo un'antica tradizione i contadini che trovano una serpe nei campi, uno dei venerdì di quaresima, devono prenderla e ucciderla. le carni essiccate avranno proprietà curative. se la serpe è una vipera bisogna estrarne il veleno.

u basilicò:

secondo una delle tante tradizioni legate alla cura di questa pianta bisogna piantarla il primo venerdì di quaresima affinchè cresca bene e profumata. era uso un tempo adornare poi gli altari della reposizione (sepurcri) con piante di basilico.

i lauredda i Pasqua:

oggi sempre più rari in occasione dei sepolcri sono i lauredda ( che invece rimangono immancabili a Natale), frutto di granaglie o legumi germinati al buio che assumono la caratteristica colorazione bianca.

i lauredda di Pasqua, di chiaro riferimento vitalistico, erano piantati ed offerti soprattutto dai coltivatori di grano per ottenere un buon raccolto.

u lauru infatti era una sorta di "piantina magica" e il suo germogliare bene una sorta di rituale propiziatorio. l'offerta poi che se ne faceva alla chiesa rappresentava l'affidamento dei campi, simbolicamente rappresentati dal laureddu, alla protezionde di Dio.

u laureddu per venire su bene ed essere pronto per il Giovedì Santo doveva essere piantato il primo Venerdì di quaresima se si trattava di granaglie o lenticchie, il mercoledì delle ceneri se di fave.

si distinguevano poi i lauredda ritti e i lauredda a pittinari. i primi sono piantati ben più tardi ed sono soprattutto di grano, crescono alti, fitti e dritti.

i secondi invece sono soprattutto di lenticchie, avena, vezza e altri e crescono molto di più. posti in alto assumono la caratteristica forma pendente. il nome deriva dall'uso di districarli (pittinarli) prima di esporli.

caso a parte le fave che crescono come una piccola piantina bianca e vengono identificate da alcuni come laura aggigghiati.